Le attività maschili erano guarnar, mónzar, arar, samnar, rabgar, médar, zgar, rastlar, cargar, far al quadar in t’a fnil, andar par làgn, 

Erano degli uomini la costruzione e la manutenzione dei  carri : al viol, ( plurale i viòla brusêla, al b’non, la bânna. 

Erano compito maschile anche la costruzione e la manutenzione degli attrezzi per segare, tagliare, mietere, rastrellare, arare e zappare, per raccogliere  le messi, per lavorare il legno. I manici di legno degli attrezzi andavano rifatti periodicamente.  Alcuni ferri andavano affilati, raddrizzati, limati. 

GLI ATTREZZI

Alcuni  attrezzi venivano costruiti come ausilio e complemento di attività secondarie, erano abbastanza fragili e di poco valore, costruiti piegando  un legno verde, come  la fiacca da p’lar i strupei,  oppure assemblando degli stracci ( al croi,  a spasón d’a’ fùran ), quindi ne sono rimaste poche testimonianze.  

IL LAVORO IN FAMIGLIA

la costruzione e la manutenzione della casa

Ogni uomo era muratore e, se non tutti erano capaci di progettare e costruire una casa dalle fondamenta al tetto, erano però in grado di farlo sotto la guida di  un muratore più esperto.  La costruzione e la manutenzione della propria casa erano lavori che gli uomini, all’occorrenza, sapevano fare. Il muratore era infatti uno dei pochi lavori stagionali che il contadino poteva fare quando emigrava verso la pianura o all’estero. Per costruire una casa non c’era bisogno di ingegnere, geometra o architetto. Il muratore esperto era in grado di fare tutto quel che serviva. 

Tanto che un vecchio di Agna, in visita a Milano presso alcuni parenti, restò a bocca aperta al cospetto del Duomo e, dopo una lunga contemplazione ammirata,  il suo unico commento fu: “Cüsti  j en müradùr!”,  Questi sì che sono muratori!

la riparazione degli oggetti di casa.

Soprattutto durante l’inverno, quando i lavori dei campi erano fermi,  ci si dedicava  a lavori di manutenzione e di aggiustatura. C’erano da impagliare sedie, con la “pavéra“, c’era da rifare la grattugia con un pezzo di lamiera e un chiodo quadrato, da affilare la lama dei coltelli, rifare il manico degli attrezzi, aggiustare gli ombrelli,  risuolare e rappezzare le scarpe ecc…

Il calzolaio

Alcuni erano abili nella concia delle pelli, di vitello o di coniglio. Quelle di coniglio si vendevano, mentre quelle di vitello servivano per fare le scarpe ai figli. C’era chi aveva forme e modelli e deschetto da ciabattino e faceva non solo le riparazioni, ma le scarpe vere e proprie. Qualcuno lo faceva  solo per i familiari, altri, come Tognella, lo facevano anche a pagamento. 

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