v  GLI USI

La bandìga = era una piccola somma che si dava ai bambini per consolarli della vendita del vitello. La  scena straziante dell’allontanamento del vitello dalla madre e la sua partenza sul camioncino del macellaio erano una piccola, profonda tragedia per i bambini della famiglia. I bambini hanno una innata capacità di immedesimarsi nei sentimenti altrui, e il vitello, in quei momenti, era un piccolo come loro.

La balaràn’na = si chiamava così la  somma di denaro che il padre o il nonno allungavano al giovanotto perché potesse pagare l’ingresso alla balera (à fastivàl)  Generalmente le ragazze non pagavano.

Al faraòst  = il pranzo che si offriva a tutti coloro che avevano partecipato alla costruzione di una casa, quando si arriva a coprire il tetto e a piantarvi la bandiera, secondo l’uso..

Purtar Mazz = "Il primo Maggio c'era usanza forte, e lì i giovani potevano dimostrare la simpatia o l'antipatia per le  ragazze. Portavano via della roba e la mettevano nei posti più impensati. Un anno ai Gambèr hanno portato via il viòl e lo hanno appeso sotto al ponte della Maestà. Stava appeso alla mura solo per il cavicciàl, che bastava un soffio per mandarlo a sfasciarsi laggiù sotto. Si portavano carrette di letame o rami di fiori o alberelli fioriti tagliati interi;  lavoravano tutta la notte.  Una volta si son presi la pigrizia di portare un palo alto tre o quattro metri davanti alla fontana e ci hanno legato un soj pieno d'acqua. Un anno hanno chiuso la cantunà  con due grà, e ci hanno messo dentro delle pecore prese in tutte le stalle.

"Abbiamo avuto anche un pastore di paese. Ogni famiglia aveva sei o sette pecore,e pagavamo qualcosa a uno del paese (spesso era  una ragazza) che le portasse tutte insieme al pascolo.  Alla mattina si suonava la tromba di mare. Quelli di Tugnatt andavano sul muro dell'aia e suonavano la tromba. Tu, tutù, tutù...   La gente apriva le stalle e le pecore  andavano a riunirsi davanti a casa della Nastazia.  Il pastore le portava al pascolo sul Caio. Alla sera tornavano in paese e le pecore ci pensavano loro ad andare ognuna a casa sua. "

Brüzar Carnvàl = Carnevale si bruciava la sera, sui poggi fuori dei paesi, e la montagna  era punteggiata di fuochi. Da un paese all'altro cantavano e giravano in maschera.

Al bundè  = Il primo dell'anno i ragazzini facevano il giro delle case e chiedevano un contributo, sotto forma di commestibili: Fichi secchi, aranci, biscotti, annunciandosi col ritornello:  “Bundè bundè, arvì la cassa e dèmin chè !  S’am n’in dè a ùss a üss …e piss in t’l’üss!”.

La sgrazla = In Quaresima, siccome le campane erano legate, si segnalavano le funzioni religiose con il suono di uno strumento di legno, la Sgrazla, o con la sua variante, “ a’ sgrizlón”

 Anche qui, come usa ancor oggi nel meridione, all’ uscita degli sposi dalla chiesa un uomo sparava in aria alcuni colpi di schioppo in segno di festa.

Far la scampanlà = una specie di pubblica condanna per le ragazze “troppo libere”  I ragazzi del paese si assumevano il compito di andare sotto le finestre della ragazza a suonare campanacci e a fare rumori sguaiati, per farle pesare la disapprovazione e la condanna del paese. Oggi si direbbe “per darle una regolata”. La morale personale era una faccenda di pubblica proprietà.  

 

 Andar ai mont = nella stagione dei fieni, verso  agosto,  si faceva un solo taglio di tutta l'erba cresciuta sui prati del Caio. Tutto il paese partecipava. Si partiva al mattino e si tornava la sera, ma qualcuno degli uomini dormiva  lassù.  Si lavorava  a squadre, coi falciatori avanti , le donne e le ragazze dietro, a rivoltare, rastrellare, spazzare... Si portavano anche i bambini e gli anziani, perchè c'era comunque qualcosa da fare per tutti e  per i più giovani  era una grande occasione di stare insieme, di mangiare sui prati, di scherzare e divertirsi. Si tornava la sera arrostiti dal sole e stanchissimi.  L'ultimo giorno si portava a casa il fieno, sui viò e sulle broselle.

 

Sunàr la lümaga = La lümaga è una grossa conchiglia (Tritone) che suona come una tromba.  Oltre che per riunire il bestiame da portare al pascolo ,si usava per avvisare la gente che si trovava nei campi di qualche avvenimento. Penso che fosse un uso precedente alla cristianizzazione, che fu poi soppiantato dal suono delle campane. La conchiglia era usata anche per chiamare il medico.

Quest'uso  ricorda la buccina di cui si servivano i Liguri per convocare le assemblee popolari del pagus.  (fonte:  internet . Dialetto di Rossano)