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 v   Le osterie, la palta

Vi furono momenti in cui il paese dava da vivere a  ben tre osterie, in alto, in mezzo e in fondo al paese.:

La Piamonta  ( che aveva anche la palta e il negozio di alimentari)

La Quinta ‘d Ciro  (dove adesso abita la Femia) aveva la porta proprio sull’angolo ad la Cantunà

Vigion ‘d Carlàtt

Se si pensa che Agna non arrivò mai a  quattrocento abitanti, comprese le donne e i bambini, e che all’osteria andavano solo gli uomini adulti, si riesce a capire quali erano le circostanze che permettevano  la presenza di ben tre osterie.  Un fattore era probabilmente la capacità da parte dell’oste di accontentarsi di un reddito esiguo, integrato da qualche reddito  agricolo e da allevamento. L’altro fattore era che una partita a carte all’osteria era assolutamente il solo tipo di diversivo esistente nel raggio di decine di chilometri.  Niente televisore, musica, spettacoli, sport, radio. Solo un bicchiere di vino e una partita a carte, con le stesse persone, per tutta la vita. Uno svago da uomini, dicevo. Le donne non bevevano vino e non fumavano.

 All'osteria si cantava. Gli uomini avevano repertori comuni, di canzoni popolari tradizionali, ma anche canzoni di guerra, imparate sotto le armi. Quando arrivò la radio si cominciò a introdurre anche qualche canzone famosa. Così poteva capitare che qualcuno si avviasse verso casa canticchiando tra sè  " Firenze stanotte sei bella in un manto di stelle... ".

La Palta era la bottega con la licenza governativa (che si chiamava “l’appalto”) per i tabacchi . 

"All'inizio la Palta la teneva la Disola 'd Gambar, ed era nella casa di fianco al campanile. Si vede ancora adesso il tipo di porta finestra da negozio.  Vendeva riso, sale, molto tabacco, sigari, fiammiferi, le dosi di lievito per la torta, le spezie. Dopo, morta lei, siamo stati senza per un po'. Poi prelevò la licenza la Piamonta, e ci riuscì perchè era vedova di guerra. Le cose cambiano. Apre il negozio in cima al paese e poi vicino a ca' 'd Pol . Teneva molta più roba, aveva un po' di tutto. C'era l'osteria  e la bottega.  Avevano chiuso l'ingresso verso la strada di sotto. Dopo, negli anni sessanta,  il negozio ritornò in cima al paese, dove abita Arturo.

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