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v  La casa 

 

Architettura

 

Muri  = si facevano con le pietre del torrente, pietra calcarea e bionda, che dava un colore dorato ai paesi e li faceva un tutt’uno col paesaggio. Quando pioveva la pietra diventava più scura, color ocra, e i paesi si vedevano meglio, in mezzo al verde.

Tetti =  i tetti erano di piane ( al piàgn) , pietre sottili, nere, ottenute sfaldando la pietra secondo certe naturali linee  orizzontali. Fare il tetto era un’arte, e fu una tra le prime abilità ad andare perdute, come quella di costruire i forni.   Questi tetti poi si coprivano di muschi e di semprevivi, ospitavano lucertole, insetti e uccelli.

 

Solaio = era generalmente impraticabile, nient’altro che un piccolo spazio sotto le tegole.  Ma poteva servire anche per tenerci un po' di legna sottile, qualche cosa di leggero.

 

Cantina = non tutte le case ne avevano una sotterranea , per la difficoltà a scavare il terreno roccioso sotto le case.  Si chiamava però ugualmente “cantina” un locale protetto, fresco e buio, situato nelle pertinenze della casa. A volte l’unica finestra di questo locale era un rettangolino aperto nella porta d’ingresso, riparato da un pezzetto di rete metallica.  E qui era quotidiana guerra coi topi, commensali mai invitati e sempre affamati. Si usavano trappole e trucchi ingegnosi per impedire che raggiungessero salami e formaggi, Farsi aiutare dal gatto era un'arma a doppio taglio, perchè, tra un topolino e un salame, anche il gatto più onorato avrebbe scelto il salame.   

 

Molte case avevano la loggia, un elemento tipico dell’architettura rurale più antica.

 

Le case erano di due tipi: al piano della strada oppure rialzate.

 

- La  casa tipica, di derivazione medievale,  era così: ( es. la Ca’ d’ Miclén, la Ca’ d’ Manén ( Delmo),   la ca' d'la Filoja, ma anche quella della Nella e della Cistèn... )

Al piano terreno e seminterrato c’erano locali bassi e poco luminosi, le stalle delle pecore e del maiale, la cantina, il pollaio e altri locali di servizio. Una scala di sasso, di una sola rampa, portava  alla loggia. La loggia era  un pianerottolo coperto sul quale si trovava la porta d’ingresso, ma potevano esserci anche un secchiaio e un forno. Qui, arrivando,  si lasciavano gli stivali, i bastoni, i fagotti, il cappello di paglia.  Qui si mettevano ad asciugare al sole le pentole e i secchi lavati, le cipolle, l’aglio, l’asse con i funghi o le prugne da seccare.  Già negli anni cinquanta ad Agna le logge rimaste erano pochissime e le stalle erano costruite fuori dal paese. Una loggia era, ad esempio, in t’ l’ara ‘d Manèn, dove adesso c’è la casa di Delmo. La loggia teneva tutto l’angolo verso la strada e la scala era più o meno simile a quella attuale, solo orientata in direzione opposta.

-  Altre case erano senza loggia, con la porta sulla strada  e i locali di abitazione erano a piano terra. In questo caso le stalle e le altre pertinenze erano sul retro o più lontano ancora.  

 

Materiali

Si usava la pietra calcarea per i muri, il legno per travi, i travetti e i pavimenti dei piani alti, piane  di pietra per il tetto e il pavimento del pianterreno. Gli intonaci erano sabbiosi.  Qualche volta si incorporavano nel muro di casa le rocce esistenti nel terreno, oppure si usavano pietre molto grandi, purché avessero la forma adatta. Tanto che, ancora oggi, piantare un chiodo in questi muri può riservare qualche complicazione: se si incontra una “ciastra” saltano via pezzi di intonaco grandi come noci.

 

Pavimenti

Per pavimentare il  piano terra si usavano “al piàgn”, le piane, diverse però da quelle dei tetti: queste erano larghe pietre lisce, grigio chiaro, ben connesse tra loro. Quando erano spazzate e lavate acquistavano persino una certa debole lucentezza, dovuta alla levigatura degli innumerevoli passi che le avevano lisciate. Ai piani superiori il pavimento era di tavole, semplicemente poggiate l’una accanto all’altra sui travetti, e fissate con una cornice sul perimetro. A volte la commessura tra due assi offriva la  “vista” della stanza sottostante. Queste tavole recavano spesso tracce di inceratura o di verniciatura.  Se nella stanza sottostante c’erano il camino o la stufa, allora la camera era calda, perché il pavimento trasmetteva il calore e poi nel muro passava la canna fumaria, e tutta la parete si scaldava a sufficienza.

 

Serramenti

 Le finestre erano piccole, dei rettangoli di 50 per 40, al più arrivavano a cento per settanta. Alcune piccolissime, nelle cantine o nei sottoscala, erano inquadrate da quattro pietre lunghe, quella superiore più ampia e sagomata delle altre fare da architrave, quella inferiore, più profonda,faceva da davanzale.

 I serramenti erano di semplice legno, con vetri a riquadri, tenuti fermi da chiodini e stucco. Gli scuri erano del tipo liscio, senza decorazioni o fessure di nessun genere.   Le porte erano semplici, dello stesso tipo degli scuri: tavole connesse in maniera solida, senza civetterie. All’interno c’era un chiavistello ( al vrìi), fatto a saliscendi. Da un buchetto nella porta usciva all’esterno uno spago con un nodo all’estremità. Tirandolo si alzava la sbarretta di ferro all’interno e si apriva la porta. Oppure la stessa operazione di sollevare il saliscendi si poteva fare con una maniglia di ferro esterna, da ruotare. Questo sistema si usava durante il giorno.  Di notte si tirava un semplice catenaccio interno. Se si andava via per molte ore si poteva chiudere a chiave, ma la chiave si lasciava lì accanto, sotto un sasso o dietro gli scuri della cucina.  Significava quasi che il gesto di chiudere era di difesa verso un potenziale estraneo, non certo nei confronti dei vicini. E,  in genere, accostare l’uscio bastava. 

 

Rivestimenti, pitture e decorazioni 

Non esistevano ancora gli attuali battiscopa, gli zoccoli sul muro si dipingevano: si usava mescolare semplice fuliggine alla calce  e si otteneva un bel nero, o un marrone scuro molto adatto. Per segnare una riga dritta sulla parete si usava una corda sporcata di fuliggine e tesa con due chiodini. Pizzicandola al centro e lasciandola andare si otteneva una vibrazione che percorreva tutta la corda, da un capo all’altro, percuoteva leggermente il muro e segnava una linea perfettamente diritta.  Poi si riempivano con  mano ferma gli spazi.  Questo sistema era buono per fare lo zoccolo, ma anche per dividere la parete in orizzontale, ad un metro o poco più di altezza. Di sotto si faceva un colore più scuro, un verde acqua, un blu cobalto deciso, un rosa intenso.  Di sopra si colorava con lo stesso colore più pallido o col bianco. Si completava con motivi orizzontali di foglie e fiori  o con greche geometriche fatte a rullo . 

Ai Tufi la sala da pranzo dei miei nonni aveva tutte le pareti decorate a rullo in verticale, con dei disegni a mazzi di fiori, marrone chiaro, sul fondo bianco.  Le cucine erano per lo più bianche, a calce. Bisognava ritoccarle spesso, perché il fumo del camino e il vapore della cucina la scurivano in fretta.

 

Stanze

La cucina era la stanza d’ingresso. Da qui si passava in sala. Nel passaggio tra l’una e l’altra,  o direttamente dalla cucina, c’era una scala di legno, con una sola rampa, spesso ripida, sempre senza c