vLE BESTIE

 

Al vacch  ( al tòr, i manzoeu)

 

Erano per lo più di razza Brunalpina, ma anche Reggiana, (le belle Rosse col naso chiaro), Modenese e Romagnola ( quelle bianche o grigie). Le stalle erano piccole, di due, tre vacche in media. Chi ne aveva cinque o sei era già  “gente che stava bene”. 

La popolazione della stalla era un misto di colori e di forme diverse, rosse, grigie, crema quasi bianco, marrone scuro….con corna di tutte le forme. Avevano nomi ricorrenti, che ne celebravano il colore ( la Bianca, la Biza, la Mora, la Bionda ) o il carattere: La Bargnoéula, la Grilla, la Cavalen’na.   ( “Dominus Vobiscón, cù boia ad cu Vigión, l’ha vindü la Cavalen’na par spuzar la Cataren’na“, fu recitata dall’Antonietta ‘d Gilón, che era bambina, alle nozze di Vigion dai Tü  con la Catén ad Càbar).  Altri nomi rivelavano lo spirito del proprietario, come la Galanta, nome storico che non mancava quasi mai in un gruppo di vacche.  Questi nomi, in maniera allusiva, ma mai irrispettosa o volgare, venivano a volte riferiti alle donne di famiglia. “ O’ Bargnoéula….” Si diceva alla moglie permalosa, per esempio.  “Léé, Biza léé “, ( "Férmati, Bigia, férmati")  poteva servire per raffreddare uno scatto di nervi.

Le vacche erano considerate come un elemento prezioso e importante dell’impianto domestico, di cui erano la base economica.

 

I bò erano i buoi bianchi dei quadri dell’Ottocento: nei nostri paesi  erano per lo più di razza Romagnola. Generalmente c’erano pochi che possedessero un paio di buoi, il cui mantenimento era piuttosto costoso, rispetto all’uso poco frequente. Coloro che li tenevano  li affittavano per i lavori dei campi, come si fa oggi con trattori e macchine.  Piero Simonetti (Tufi, classe 1908) aveva una vera passione per i suoi buoi, sempre candidi e lustri, che conduceva con un bastoncino munito di chiodo sulla punta , il pungolo  ( in dialetto si chiamava   “à stómbal”). Tenevano i buoi anche le famiglie più benestanti : i Miclèn, i Tugnàtt.

 

I cunè

I pulèstar

Al gale’n, al gal, i puién

I capòn

I pit

I nàdar

Al gingén

Al pègri, al brich, i agnèi

Al crav, i cravàj

Al begh ( le api) (al bugn = l’arnia)

Al ninén, al gugnén, (inteso come maiale vivo)

Al nimal ( inteso come animale da carne o già macellato)

Intendo dire che si portava da mangiare al gugnén, ma si ammazzava al nimàl.  Ci sono tecniche,  figure  e coreografie  celebratissime e particolari per l’uccisione e la macellazione del maiale, vero rito collettivo ed emblematico di questa civiltà.

Se ne può parlare per ore, ma è già stato detto tutto. Francesco Guccini ricorda un proverbio delle sue parti che indica molto bene l’atmosfera di eccitazione e di gioia legata a questo avvenimento: “Volete esser felici tre giorni? Sposatevi!   Volete esser felici una settimana? Ammazzate il maiale!”

 

I cavaj

L’azin,

al  mül  ( i müj  )

 

Gli animali selvatici

Al gat püss, al tass , la vurpa, la lèvra, al lu , a signàl, a cavarioéul,

La bèlra

La gusàtta, al ghir

La tuparra = la talpa

 

Gli uccelli

al crov, al pigass, al re d’ macia, la gaza, la pas’ra, al rundanén, i rundón, al mèral, la pujan’na, al falcâtt, la güella, la sivâtta, la pulcaren’na.

 

 

I rettili

la vippra, i bisón, la bissa ( plurale al biss), la giüsastrella, al ringioeul, l’urbzen,

 

 

Tutti gli altri  (anfibi , molluschi, ecc…)

La lümaga (col guscio), al lümagott (senza guscio). Tutti i vermi si chiamano bégh, da quello della ciliegia al lombrico, senza distinzione. Solo i parassiti dei bambini e degli animali si chiamano “i vermi”. Si badi che qui “vermi” deriva non dall’italiano  verme, bensì dell’antico  “vermine”, e quindi si dice “al vermi” al singolare e “ i vermi” al plurale, così come “termi” significa “termine, confine” sia al singolare che al plurale. ( se derivasse da “verme” si direbbe “verm” ).   La sanguisuga  era presente in quasi tutte le acque potabili, non solo indisturbata, ma, anzi, benvista,  come  garanzia di limpidezza, come un piccolo Genio della Sorgente,  e si chiamava la Salsülga.

Al ran, i rosp. I girini si chiamavano “i testón”.

La Madra Lisandra  (salamandra). Detta anche Vaca Varoéula.

 

 

Gli insetti

La Simmia, al gril, al parpàj,

al vresp, i gavarón ,

al crav e i coeugh ( zecche e altri insetti parassiti succhiatori)….

Al plugh e i piòcc. Al sìmmaz ( sing. La simza.)

 I piocc pulén

i brüz( i minuscoli vermi del salume o del formaggio),  i scarafass, , al béegh ( api) , legati all’ambiente e ai prodotti domestici.

Tutti gli altri generalmente vengono liquidati come  “a gh’è dal bastiulèn”.

 

E, infine, 

I pipistrèj,

 

Non esistono parole per indicare gli animali non consueti e che quindi non era necessario nominare nel discorso: La tartaruga, i diversi tipi di pesci, gli uccelli meno comuni, il cervo… Tra gli  animali selvaggi si parlava appena d’al lion, ad l’elefant, ad’ la simmia e d’ j simiòtt.