vL’ABBIGLIAMENTO

 

Uomini

 

Maglie di lana di pecora.

Calze di lana di pecora.

Braghe da lavoro,

camicia da lavoro.

Golf ad lan’na.

A’ curpàtt ( il gilè)

La giübba.

A’ capèl. ( a' barciùlén)

A' spadarelli ( ciabatte aperte dietro : simili di nome e di fatto alle espadrillas)

 

 

GUARDA COME  SI FACEVA.

LA SCAPINELLA

 Con la lana delle pecore, filata, si faceva anche la biancheria intima, come maglie, canottiere e calze. 

Le calze si facevano con un gioco di quattro ferri,  e avevano due colori: la gamba era  a coste elastiche, il colore poteva essere blu-viola (il blu, tinto in casa col Super Iride, era sempre quello) o marrone, o grigia. La parte del piede era lavorata a parte ed assemblata in un secondo tempo. La punta ed il tallone, negli scarponi, si consumavano presto, mentre la gamba era ancora buona. Allora si sfilava la cucitura e si sostituiva la “Scapinella” con una nuova. 

Quando mia nonna tornò dalla Pennsylvania raccontò scandalizzata, come  una cosa inaudita,  che la nuora americana    “ le calze rotte…l e buttava via!”

Mio nonno invece portò dall’America una tuta intera, felpata, da portare sotto i vestiti, d’inverno. Aveva uno sportello dietro, con due bottoni.  Proprio uguale a quelle che adesso vediamo addosso a Pippo nei cartoni animati….

 

Donne

Nei primi anni del secolo le donne portavano ancora i mutandoni aperti nel cavallo. Le donne anziane facevano la pipì in piedi, allargando un po’ le gambe: se stavano parlando non interrompevano il discorso né chiedevano permesso: semplicemente , ai loro piedi, si allargava una brevissima pozza.   E poi, d’inverno, visto che i gabinetti erano a cielo aperto,   non doversi spogliare per i bisogni corporali era un vantaggio per la salute su cui non è il caso di fare dello spirito.

Le stoffe erano scure a piccoli disegni, meno sporchevoli.

Si portava un fazzoletto in testa, sempre,  perché i lavori che comportavano polvere erano innumerevoli, dal rastrellare il fieno a setacciare la farina, tanto per fare un esempio, ed i capelli, generalmente piuttosto lunghi e acconciati in trecce arrotolate,  si pettinavano molto, ma non si lavavano tanto spesso come adesso. Il fazzoletto si teneva annodato sulla nuca. Solo la Melania (che stava dove adesso sta Cattani) lo teneva annodato sotto il mento.

Le ragazze avevano la pazienza di togliere il fazzoletto ogni volta che non fosse proprio indispensabile, le più anziane lo tenevano sempre indosso e buonanotte.

Le donne tenevano le maniche lunghe anche d’estate, se facevano lavori al sole, perché, secondo i canoni dell’epoca, l’abbronzatura imbruttiva le ragazze.  Alcune ragazze, nei campi,  portavano mezze maniche finte o dei guanti lunghi, portati dalla città perché  smessi da qualche signora, guanti che terminavano in questo modo una carriera iniziata in qualche elegante teatro, lontano non quei cinquanta chilometri, ma mille anni luce.

 

Bambini 

Il neonato veniva avvolto fino alle ascelle nelle fasce di stoffa, perché crescesse diritto. Appare ovvio che il pannolino non si cambiava così spesso come oggi. Al posto dei pannolini si usavano dei grossi quadrati di stoffa ripiegati.  Per le irritazioni della pelle, che possiamo immaginare frequenti,  si usava la polvere di tarlo. Se il pupo si graffiava il viso con le unghiette, gli si fasciavano le braccia lungo il corpo, insieme al resto, e si risolveva il problema.  Le unghie , in compenso, non si potevano tagliare perché “portava male”. 

Anche i maschietti, da quando iniziavano a camminare fino ai due o tre anni, portavano una vestina e lunga, che si chiamava “la ghirèla” e, probabilmente, in epoca pre-pannolini, consentiva una gestione più rapida, e soprattutto autonoma, delle “urgenze” da parte del piccolo.